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01 ottobre 2009 ore 18:19 |
WELCOME BACK, PAPIST! |
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“Welcome back, Papist!” appena sono all'ingresso del mio settore, come sempre, ricevo questo beneaugurante saluto da uno dei miei più cari amici Mancunians. Fu così quattro anni or sono, la mia prima volta a osservare una gara del mio amato City dal vivo. Era un Sunday Match e anche allora ospitavamo il West Ham: ma quanta differenza, in meglio s'intende, per noi Citizens! Guardo ansioso l'orologio: manca davvero poco al fischio d'inizio! Il pomeriggio è trascorso in un lampo fra lunghe chiacchierate sul calcio e sulle nostre rispettive vite. Passeggiando per Albert Square fino alla cattedrale, sosta obbligata in uno dei due pub ricostruiti in stile elisabettiano, la meta finale è naturalmente Arndale. E' l'enorme multipiano nel cui centro commerciale spicca, per la folla straboccante a caccia della stupenda terza maglia bianca con due bande trasversali rossonere del nuovo sponsor Umbro, il bellissimo shop del nostro Manchester City. Si ridacchia allegri notando, giusto a un centinaio di metri su Piccadilly Street, il corrispondente negozio dei cugini della periferia: ovviamente è vuoto come il guscio di una noce appena intercettata dalle fauci dei mitici Cip e Ciop. Mister Glazer, si sa, spolpa così bene i suoi sudditi con i biglietti e gli abbonamenti stadio da lasciarli poi con le tasche desolatamente vuote. “Il Fergie Time là dentro non funziona!” commenta sarcastico l'amico Gary Millar al mio fianco. Ma veniamo alla gara. Mark Hughes schiera titolari, per la prima volta dall'inizio della stagione, l'argentino ex Espanol Pablo Zabaleta al posto dell'accacciato Micah Richards e il tornante mancino bulgaro Martin Petrov in sostituzione dello stanco Stephen Ireland. Pronti via e, dopo soli 4 minuti, è proprio Petrov ad intercettare magistralmente un lungo rinvio di piede di Shay Given trasformandolo in un maligno cross rasoterra che Green, portiere della nazionale di Capello, ingloriosamente buca. E' uno scherzo da ragazzi per l'ex di giornata Carlos Tevez appoggiare nella porta sguarnita sotto il Colin Bell Stand e, soprattutto, sotto i suoi ex fans giunti in buon numero dall'Est di Londra. Uno a zero e tripudio generale dei 47 e più mila spettatori che riempiono all'inverosimile il COMS. Sembra una gara in discesa, a giudicare dalle molte assenze per il club allenato dal bravissimo Gianfranco Zola. A centrocampo svetta il dinamismo di Nigel de Jong, grande davvero come rubapalloni. Ma è il movimento continuo delle nostre due punte, Tevez e Bellamy, a confondere le idee dei nostri avversari mentre, in difesa, capitan Tourè e Lescott migliorano a vista d'occhio la loro intesa. Colpiscono il ritmo impresso alla gara, le azioni corali, alla mano per così dire, dei nostri ragazzi in maglia skyblue. Ma, più di tutto, resto rapito dalla folla che mi circonda. Famigliole interamente vestite con le maglie ufficiali della nuova stagione, vecchi tifosi di ambo i sessi, ragazzoni vocianti coprono a macchia di leopardo gli spalti da una curva all'altra su tre livelli. Seguono tutti con competenza le azioni dei nostri beniamini sottolineando con grida, canti, commenti a voce alta la gara dall'inizio alla fine. I giocatori? Beh, amici, senza reti di recinzione io, che sono al primo livello del North Stand, ho come l'impressione di essere lì con loro a lottare, scattare, commettere falli o segnare reti: Inghilterra, patria del grande calcio? Certo che sì! Quando hai l'opportunità di osservare così bene la tua squadra del cuore, chi te lo fa fare, dopo, di annoiarti a morte con le consuete trite e ritrite trasmissioni di approfondimento della TV generalista? In 90 minuti vedi bene tutto quel che ti occorre per farti una ragione precisa su quel che capita: a noi italiani la cosa sorprende parecchio, vero? Torniamo al racconto della gara. Il West Ham non molla, cerca di reagire senza lasciare spazi invitanti al nostro contropiede e, sotto la sapiente regia di un Diamanti sorprendentemente bravo, pareggia al 24° con Carlton Cole, bravo a deviare di tacco alle spalle di Given un tiro dal limite del biondo centrocampista Kovac. Sospiro lievissimo di delusione sugli spalti: dura pochi secondi, poi riprendono gl'incoraggiamenti alla nostra squadra. Zabaleta e Petrov spingono come mantici sulle due fasce, de Jong impressiona tutti col suo moto perpetuo, ma è Gareth Barry, sontuoso regista del nostro centrocampo, a dare il là a tutte o quasi le nostre offensive. Quando alla mezz'ora si procura un ghiotto calcio di punizione dai 22 metri, leggermente sulla destra, io ed altri del mio settore attendiamo la sua battuta di sinistro e, invece, è Martin Petrov ad azzeccare la traiettoria giusta, bassa e maliziosa, che batte nell'angolo più lontano Green per la seconda volta sotto lo sguardo cupo dei clarett & blues londinesi. Due a uno, quanta festa per noi che siamo dall'altra parte! Il primo tempo si chiude col City che cerca di congelare il gioco in attesa di qualche possibile errore della non certo straordinaria difesa degli Hammers. Da Costa, riserva per lunghi tratti a Firenze e nella Samp di Mazzarri la scorsa stagione, non sembra certo irreprensibile nel suo modo di marcare un Tevez brillante e manovriero come non mai. Intervallo: vado nel grande corridoio che unisce tutti i settori del COMS e, da ogni parte, gli spettatori si scambiano abbracci, pacche sulle spalle, battute salaci e risatine gustose tra una birra e un tortino di carne con patatine e ketchup. Al rientro in campo il City soffre, per un buon quarto d'ora, la circolazione di palla dei vari Noble, Parks, Jimenez e Faubert. Ma, in agguato, c'è un Bellamy sempre in gran spolvero. E' lui il beniamino dei nostri Blues! A lui compagni, tifosi, allenatore si appoggiano quando le cose sembrano andare di traverso. Craig è un ossesso, attacca sotto il nostro settore scattando imperiosamente su ogni pallone, s'inventa serpentine e tiri ciclonici, perde la sfera e manda a quel paese se stesso prima degli altri. Come si fa, calcisticamente parlando, a non innamorarsi di questo piccolo terribile 29enne gallese, uno che gioca sempre la sua partita personalissima dentro a quella di compagni, avversari e terna arbitrale? E' dal suo piede destro che parte l'assist al bacio, su punizione da quasi 30 metri, per il gol di testa in acrobazia dell'opportunista Carlitos al minuto 16: 3-1! Gioia indescrivibile, da lì in poi la gara è in discesa e Mark Hughes giustamente ne approfitta per far assaggiare il campo a due quasi desaparecidos della nostra infinita rosa. Roque Santa Cruz e, soprattutto, lo sfortunatissimo Michael Johnson sono accolti da autentici boati di noi Citizens: ci sarà bisogno anche di loro per mantenerci lassù, dove osano le aquile, terzi in classifica ma con una gara ancora da recuperare. Arrivederci, amici incontrati al City Of Manchester Stadium! Noi di Italian Blue Moon torneremo presto a trovarvi! |