PHOTOGALLERY


VIDEOGALLERY





Sondaggio

Cosa manca ancora al City per vincere?

Una difesa più attenta
Un centrocampo più creativo
Un grande fantasista
Una spalla ideale in attacco per Tevez
La mentalità
Tutte queste opzioni!


Vai all'archivio dei sondaggi

30 marzo 2010 ore 18:07

CITY-WIGAN 3-0: IT WAS A HARD DAY'S NIGHT!

“It was a hard day's night ...”: Lennon e McCartney mi vengono in mente mentre riassumo un'altra stupenda trasferta “mordi e fuggi” al seguito dei nostri amati Blues di Manchester.
 
Pioggia battente all'arrivo, nel primo pomeriggio, sulla pista dell'aeroporto. Ma gioia infinita nel rivedere subito dopo i volti ben noti di alcuni fra i molti amici Mancunians conosciuti grazie alla nascita di Italian Blue Moon. Si parla di calcio e non solo: famiglia, lavoro, aspirazioni comuni, qualcuno di loro ha scoperto grazie a noi l'Italia e le sue bellezze artistiche e paesaggistiche e il loro calore umano è davvero commovente!
Facciamo il tradizionale giro di birre in un paio di pub rigorosamente aperti ai soli Citizens nel tragitto che da Piccadilly Square va a Eastlands. Raccolgo opinioni contrastanti sul Mancio: l'episodio del diverbio con il collega scozzese David Moyes nei minuti finali di City-Everton lo ha reso decisamente più simpatico quassù. “He's so passionate!” mi confessano stupiti mentre, fra un abbraccio e una pacca amichevole, s'informano con grande attenzione sulle gesta di un loro caro e sfortunato ex italico: quel Rolly Bianchi, the scarved one, goleador implacabile nella nostra serie B col Toro.
 
Tornando a Mancini sapete qual è l'obiezione più comune che gli rimproverano? Perchè non gioca più spesso con due punte fisse là davanti?
Entriamo meno di mezz'ora dal fischio iniziale e, dal terzo anello dell'East End, di fronte alla tribuna centrale e alla buca da dove entrano le squadre, il colpo d'occhio è davvero superbo. Credetemi, amici, solo il favoloso Nou Camp a Barcellona è paragonabile al nostro bellissimo City Of Manchester! Pur essendo in alto i giocatori sono perfettamente riconoscibili, il tifo è appassionato ma al tempo stesso composto. 
 
Al via sorprende nel City l'esclusione di un titolare inamovibile come Barry, sostituito da “nonnetto” Vieira, e del bravo portiere del Wigan Kirkland, vittima pare di un virus influenzale dell'ultima ora. Il 4-4-2 scelto da Roberto, va da sé, non incanta anzi delude nella prima parte della gara. Vuoi per mancanza di convinzione nei propri mezzi, vuoi per l'ansia di dover ottenere una vittoria obbligata, tutti ma proprio tutti gli undici in maglia skyblue si fanno mettere sotto dai Latics. Il Mancio s'alza poco dalla panchina, sembra quasi assistere passivamente alla brutta prova dei suoi ragazzi: ma che sta succedendo?
 
Difesa balbettante, centrocampo con due centrali che arrivano sempre dopo sul pallone e, quando lo dovrebbero gestire, fanno errori sesquipedali, mentre sulle fasce Wright Phillips è fumoso come non mai e a nulla serve scambiarlo di fascia col più ordinato ma prevedibile Adam Johnson. In attacco? Tevez pare intraprendente ma sfortunato, mentre Ade, pur battendosi come un leone, sembra completamente fuori forma.
Il Wigan di Martinez? Poca cosa, certo, ma quando può usa tutti i mezzi, leciti e non, per interrompere il gioco. Inoltre picchiano pure duretto i vari Bramble e compagni!
 
Nell'intervallo si scalda proprio sotto ai nostri occhi Craig Bellamy e, va detto, siamo tutti felici che entrerà lui! E' un vero piacere per gli occhi osservarlo dal vivo: trasmette grinta e passione con ogni movimento, il piccolo grande gallese viene incitato e risponde con l'abituale gestualità di un gladiatore romano, unbelievable!
All'improvviso dal tunnel si materializza Mancini. E' solo, in piedi, e guarda lontano. Qualcosa dev'essere successo nello spogliatoio se i giocatori, invece, sono ancora là dentro. Ma cosa? Fitto scambio di opinioni coi miei vicini di posto. Il Mancio chiama a sé Craig e lo catechizza a dovere.
 
Poi, alla ripresa delle ostilità, è finalmente un altro City! Manovra più fluida, grazie alle continue fughe sulle due fasce di Bellamy a sinistra e di un Adam Johnson che mi ricorda, nei suoi corpo a corpo con la palla incollata al piede, il poeta del gol dello scudetto granata del 1976: il mio conterraneo Claudio Sala!
Latics che arretrano sempre più fino a che si scatena la furia agonistica di un Carlitos Tevez assatanato come non mai. Lo 0-0 è messo a dura prova da due contropiedi fulminanti di Moreno e Rodallega e, allora, sale in cattedra il nostro cannoniere implacabile. Dapprima subisce un fallo da rosso diretto dello scozzese Caldwell – entrataccia a piedi uniti, ruggisce a lungo tutto lo stadio per la paura di un suo grave infortunio – poi, nel giro di un quarto d'ora … uno, due e tre! Tre gol rapinosi, apparentemente facili ma in verità frutto di una spinta inarrestabile di tutta la squadra. Esplode il tifo e, su tutti, prevale il coro beffardo rivolto a Sir Beaconface: “Fergie, Sign Him!”. 25 gol segnati finora con la nostra divisa: che Tevez voglia candidarsi a sindaco della città? Anche questa è fatta, caro Kappelmeister!  Siamo quinti, a due punti dai rivali londinesi Spurs. E' stato come svegliarsi da un brutto sogno, amici Citizens, il 3-0 difficile ma alla fine esaltante di ieri! E il Mancio? Sempre più in sella, a giudicare dai pareri sentiti del dopogara di ieri!