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26 dicembre 2009 ore 21:29 |
CITY-STOKE 2-0: ITALIANS DO IT BETTER! |
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Calma, ordine, raziocinio, convinzione nei propri mezzi. Sono bastati un paio di allenamenti al nostro connazionale Mancio per dimostrare cosa manca al Manchester City per cercare di diventare una grande squadra. Contro i battaglieri Potters di Tony Pullis e malgrado assenze pesanti un po' in tutti i reparti la formazione scelta oggi dal manager jesino ha immediatamente mostrato un equilibrio tattico finora sconosciuto. Abituati con Hughes a vedere i poveri Barry e de Jong affannarsi a fare i tappabuchi, oggi i due hanno finalmente provato a costruire gioco. Ore 15,55 italiane: l'altoparlante annuncia il nuovo manager e l'accoglienza a Mancini di un COMS strapieno, calda a discapito delle stupide insinuazioni dei tabloid pro-rags, mette quasi i brividi a noi italiani. Si parte e, dopo una clamorosa occasione di Tungay sventata con maestria dal solito miracolo di Given, il lavoro incessante ai fianchi di Tevez e Petrov, ben supportati dai due terzini Zabaleta e Sylvinho, produce al 28° il meritato vantaggio. Tevez salta uomini come birilli sulla sinistra entrando in area per mettere rasoterra nell'area piccola un pallone invitante per Robinho. Il brasiliano, per il resto davvero evanescente, ha un'intuizione sublime aprendo con un gioco di prestigio un'autostrada all'accorrente Martin Petrov che, da destra, la mette sotto il South End pazzo di gioia: 1-0 e il mancino bulgaro, un altro quasi desaparecido dell'era Hughes, si prende la sua rivincita! Palla al centro e si apprezza un'altra piacevole novità: il City del Mancio sa stare dietro la linea del pallone, molto raccolto soprattutto in difesa dove il caos degenerativo consentito da Hughes appare solo un incubo del passato prossimo. Vani gli assalti di Tungay e compagni poi, quasi allo scadere, arriva il raddoppio. Merito del furetto argentino di La Ciudadela, bravo ad anticipare con un pallonetto Sorensen in disperata uscita: 2-0 e tutti esultiamo per un City finalmente convincente come non lo vedevamo da tempo immemore! Barry, finalmente tornato ai livelli dei suoi anni migliori a Birmingham col Villa, è l'uomo partita: ma anche Zabaleta, l'unico vero erede di Javier Zanetti, impressiona per quantità e qualità sia a destra che a sinistra quando, con l'ingresso di Micah Richards al posto di uno stanco Sylvinho, stupisce per la naturalezza con cui si batte. Non parliamo poi di Tourè, anzi dimentichiamoci del suo sosia spaventato come un pulcino che eravamo abituati a osservare quando a mandarlo allo sbaraglio era l'ex manager del Galles e dei Blackburn Rovers! Certo, nella ripresa non siamo convincenti, chiudendoci troppo indietro e rischiando in un paio di occasioni di essere trafitti dai coriacei Potters. Ma, non dimentichiamolo, lunedì sera si giocherà ancora un altro turno di Premier a Worvelhampton, al cospetto del più grande vocalist del rock britannico: l'entusiasta e competente ex Led Zeppelin Robert Plant, ora vice-CEO dei Wolves. Accontentiamoci di questi tre punti e di una difesa finalmente imbattuta come non succedeva dal secondo turno di campionato, una vita fa! Roberto Mancini si fa apprezzare anche per i suoi cambi riusciti: soprattutto l'ingresso al 70° di Bellamy al posto di Robinho mette le ali all'entusiasmo della folla di Manchester. Il pugnace gallese quasi riesce a segnare un meraviglioso terzo gol se non fosse per una spinta galeotta non vista dal ref al momento di concludere un prezioso assist del solito geniale Ireland. Finisce ancor prima di ricominciare il tuo presunto rimpianto per Hughes, vero Craig? Belli, alla fine, i cori ripetuti, sulle note di Volare, per il nostro connazionale Mancini: al fischio finale quanti di noi, Citizens della penisola, abbiamo pensato che, in fondo, anche nella parte blu di Manchester “Italians Do It Better”? |